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Basilica Palladiana - Spazio conferenze
Mostra “La proporzione aurea” Visita guidata accompagnati dal Curatore Rolando Bellini
(ingresso con biglietto della mostra)
’arte è conoscenza, perché è relazione.
L’incontro con l’arte è sempre stupore. Lo stupore suscita emozione e l’emozione genera conoscenza. Rolando Bellini è storico dell’arte, già docente all’Accademia di Brera di Milano e all'Albertina di Torino, grande esperto di Leonardo Da Vinci. È lui il curatore de La proporzione aurea. Un viaggio tra emozioni, armonia e conoscenza, mostra - inaugurata il 1° ottobre 2023 da Relazionésimo nella Basilica Palladiana di Vicenza - basata su un'idea di dialogo tra discipline.
Una mostra interdisciplinare poiché, osserva Bellini, «l’interdisciplinarietà è parte dell’arte enutrimento ordinario del fare arte». Da qui la capacità dell’arte di parlare un linguaggio nuovo, in un secolo nuovo, incrociando saperi, connettendo competenze. Un secolo che «solo ora, dopo vent’anni dal suo apparente inizio si sta aprendo» senza avere ancora ben chiaro quale sia – e se c’è – il suo paradigma di riferimento.
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La relazione è al centro dell’esposizione vicentina “La proporzione aurea”...
La mostra è un viaggio all'interno di un “contenitore”, molto particolare, che già parla: la Basilica, firmata da Andrea Palladio, che contiene una struttura preesistente. Palladio riprende Vitruvio, che è il primo a inscrivere e legare la rappresentazione architettonica alla struttura proporzionale e, in qualche modo, simmetrica dell’uomo. Vitruvio mette l’uomo al centro e, su questo centro, edifica un mondo rifacendosi alla geometria e alla matematica euclidee. In questa edificazione del mondo, l’uomo diventa misura di tutte le cose. La Basilica palladiana è un contenitore che parla questa lingua. Palladio però trasgredisce questa lingua, per meglio riaffermarla perché, ricordiamolo, se non c’è trasgressione non c’è crescita, non c’è emozione, non c’è nemmeno arte.
Perché non c’è arte?
Perché trasgressione vuol dire anche errore e, senza errore, non c’è arte.
Che tipo di mostra può esserci in un edificio del genere?
Partendo una realtà architettonica di questo tipo, con le sue corrispondenze sul territorio (dal Teatro Olimpico a quella vera e propria costellazione che sono le ville venete palladiane), Ombretta Zulian e la sua squadra hanno risposto in due modi, assolutamente inusuali. Il primo è quello di cercare armonia e bellezza, senza dover soggiacere a delle imposizioni e a una regola assiomatica, imperturbabile, che è quella della matematica secondo Euclide. Questo primo modo è quello della ricerca della bellezza nell’armonia, in un’altra armonia.
Bellezza, sì, ma animata da che cosa? Quale tipo di vissuto sentimentale, esistenziale, psicologico ci dà la percezione di esistere?
Ecco allora il secondo modo di rispondere, rivolto soprattutto ai giovani: una crescita. Una crescita si realizza attraverso delle scoperte, delle emozioni, delle percezioni. Ma soprattutto: si cresce attraverso le relazioni. In particolare, l’esperienza della relazione fondamentale: l’incontro tra l’io e il tu. Senza io non c’è tu, senza tu non c’è io.
La mostra è stata infatti strutturata come una scoperta di relazioni e come un’esperienza delle relazioni. La mostra è una testimonianza parlante di ciò che si intende con la parola Relazionésimo.
Questa duplice risposta si è materializzata, in particolare, nel lavoro di due artisti presenti in mostra, Michelangelo Pistoletto e Erica Tamborini. Pistoletto è tra le figure più importanti del gruppo della cosiddetta “arte povera”, movimento interamente inscritto nel postmoderno, protagonista di una eccellenza artistica globale, mentre Erica Tamborini è artista tra le più interessanti della nuova generazione e del nuovo mondo, venuta invece dopo il postmoderno e che con i parametri del postmoderno non ha più nulla a che fare. Trattando di relazioni, non possiamo agire solo nello spazio, dobbiamo operare anche nel tempo. Da qui la necessità di mettere in qualche modo in relazione generazioni diverse, oltre che stili.
Attorno a questi due perni si sviluppano una serie di incursioni di altri artisti che, a loro volta, si pongono in dialogo tra loro, dando forma a una sorta di poliedro ideale dove tutto rimanda a tutto e tutti i partecipanti lavorano con la logica di un cantiere artistico e intergenerazionale…
Abbiamo una compresenza di passato, presente e futuro e un rilancio, per esempio, proprio sul tema dell’uomo vitruviano. Torno a Tamborini che, incrociando un veicolo che è presente in questo percorso (parlo di Luca Pacioli), si è “inventata”, per la mostra, un lavoro… sulla Donna Vitruvio, capovolgendo così la prospettiva e la visione. Lo fa partendo anche lei da una domanda: perché Luca Pacioli, il matematico francescano autore del De Divina Proportione che opera da figura-guida della mostra, si fa illustrare proprio questo libro da Leonardo da Vinci? E perché proprio Leonardo rappresenta con una finitura, con una elaborazione raffinata attenta al dettaglio questa figura paradossale che è l’uomo vitruviano?
Che risposta si dà l'artista?
La sua risposta è che c’era una relazione, l’uno – Pacioli – teorizzava dei concetti, delle formule, un ordine armonico del mondo (quale che sia: numerico, economico, spirituale) e l’altro – Leonardo – che parte dalla percezione, secondo un modello epistemologico preciso, dava applicazione a questi concetti. I due, dialogando e operando insieme, convergono. Da differenti prospettive, ovviamente, ma convergono. Leonardo dà a Pacioli chiarezza rappresentativa perché, come scriveva lo stesso Leonardo, ciò che le parole non riescono a esprimere, lo esprime con chiarezza estrema un disegno.
Anche Michelangelo Pistoletto, nel lavoro SegnoArte presente in mostra, fa evidenti riferimenti all’Uomo vitruviano di Leonardo…
L’Uomo di Vitruvio reinterpretato da Pistoletto è una decostruzione e una ricostruzione postmoderna. Ma la contemporaneità è oramai oltre il postmoderno. Che cosa fa, allora, Tamborini? Parte dalla donna, anziché dall’uomo.
La donna è legata alla materia e ha un’investitura diversa da quella a cui guarda Pacioli parlando di divina proporzione. Un’investitura che l’epistemologo Gaston Bachelard sintetizza con formula mirabile: la materia pone dei problemi e dà le risposte a questi problemi. Il lavoro del postmoderno lascia spazio a un nuovo rapporto con la materia.
Lì, non altrove, si sono sedimentate risposte alle nostre domande. Non è un caso che Erica Tamborini interpreti personalmente questa sua Donna Vitruvio, che porta in sé un nuovo canone, un’altra investitura proporzionale, un’idea di divina proporzione che propone un nuovo paradigma.